lunedì 18 agosto 2008

figth club - 12 zen



II mio capo mi spedisce a casa per via di tutto il sangue
secco che ho sui calzoni e io sono più felice che
mai.
Il buco nella guancia non guarisce. Vado al lavoro e
le mie orbite gonfiate a suon di cazzotti sono due brioche
nere intorno ai minuscoli forellini che mi servono
per guardarci attraverso. Fino a oggi mi faceva veramente
girare le palle essere diventato questo perfezionatissimo
maestro zen e nessuno se n'è accorto. Però mi
rifaccio con il mio giochetto del FAX. Scrivo piccoli
HAIKU e li faxo a questo e quello. Quando incrocio della
gente sul lavoro, divento ZEN integrale alla bella piccola
faccia ostile di chiunque sia.
Api operaie
E fuchi in libertà
Schiava regina
Abbandoni tutti i tuoi possessi terreni e la tua macchina
e vai a vivere in una casa in affitto nella parte della
città dei rifiuti tossici dove la sera tardi senti Marla e
Tyler nella stanza di lui che si danno a vicenda della
pulitura di culo umano.
Prendi qui, pulitura di culo umano.
Dacci, pulitura di culo umano.
Ingoialo da strozzarti. Tienlo giù, baby.
Per contrasto questo fa di me il piccolo centro calmo
del mondo.
Io con i miei occhi scazzottati e il sangue rappreso in
grosse croste nere sui calzoni, io che dico SALVE a tutti
quelli che incontro sul lavoro. SALVE! Guardatemi. SALVE!
Sono così ZEN. Questo è SANGUE. Questo non è NIENTE.
Salve. Tutto è niente ed è la fine del mondo essere ILLUMINATO.
Come me.
Sospiro.
Guarda. Davanti alla finestra. Un uccello.
Il mio capo mi ha chiesto se il sangue era sangue mio.
L'uccello vola sottovento. Sto scrivendo mentalmente
un piccolo haiku.
Privo di nido
L'uccello abita il mondo
Vivi la vita
Conto sulle dita cinque, sette, cinque.
Quel sangue è mio?
Sì, dico, anche.
Questa risposta è sbagliata.
Dovesse importare qualcosa. Possiedo due paia di
calzoni neri. Sei camicie bianche. Sei paia di mutande.
Il minimo indispensabile. Vado al fight club. Sono cose
che capitano.
«Vai a casa» mi dice il mio capo. «Cambiati.»
Sto cominciando a domandarmi se Tyler e Marla sono
la stessa persona. A parte le loro sbattute, tutte le
notti nella stanza di Marla.
A darci.
A darci.
A darci.
Tyler e Marla non sono mai nella stessa stanza. Non
li vedo mai insieme.
Ma nemmeno me e Zsa Zsa Gabor, ci si vede mai
insieme, e questo non significa che siamo la stessa
persona. È solo che Tyler non viene fuori quando c'è
Marla.
Perché io possa lavarmi i calzoni Tyler mi deve mostrare
come si fa il sapone. Tyler è di sopra e la cucina è
piena di odore di chiodi di garofano e peli bruciati.
Marla è al tavolo della cucina a bruciarsi sotto l'ascella
con una sigaretta ai chiodi di garofano e a darsi della
pulitura di culo umano.
«Io accolgo la mia malata degenerazione putrescente
» dice Marla alla brace in cima alla sua sigaretta. Marla
si ruota la sigaretta nel soffice ventre bianco del braccio.
«Brucia, strega, brucia.»
Tyler è di sopra in camera mia a guardarsi i denti nel
mio specchio e dice che mi ha trovato un posto da cameriere
part-time da banchetto.
«Al Pressman Hotel, se ti va di lavorare di sera» dice
Tyler. «È un posto che ti servirà a fomentare il tuo odio
di classe.»
Sì, rispondo, certo.
«Ti fanno portare un farfallino nero» dice Tyler. «Per
lavorarci hai solo bisogno di una camicia bianca e un
paio di calzoni neri.»

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