lunedì 18 agosto 2008
figth club - 14 marla
Sapone, Tyler. Gli dico che abbiamo bisogno di sapone.
Abbiamo bisogno di fare un po' di sapone. Devo lavarmi
i pantaloni.
Gli tengo i piedi mentre lui fa cento piegamenti.
«Per fare sapone prima dobbiamo squagliare del
grasso.» Tyler è un pozzo di utili informazioni.
A parte le loro sbattute, Marla e Tyler non sono mai
nella stessa stanza. Se Tyler è presente, Marla lo ignora.
Vecchia storia per me.
È esattamente così che i miei genitori erano invisibili
l'uno all'altro. Poi mio padre se n'è andato via per mettere
su un'altra filiale.
Mio padre diceva sempre: «Sposati prima che il sesso
diventi noioso, altrimenti non ti sposerai mai».
Mia madre diceva: «Non comperare mai niente con
una cerniera lampo di nylon».
I miei non dicevano mai niente che ti verrebbe voglia
di ricamare su un cuscino.
Tyler fa centonovantotto piegamenti. Centonovantanove.
Duecento.
Tyler indossa una specie di vestaglia di flanella unta e
calzoni di tuta. «Fai uscire Marla di casa» dice Tyler.
«Manda Marla giù a comperare un barattolo di lisciva. La
lisciva in scaglie. Non quella in cristalli. Sbarazzati di lei.»
E io che torno a quando avevo sei anni e portavo messaggi
avanti e indietro tra i miei genitori che avevano rotto.
Lo detestavo quando avevo sei anni. Lo detesto ora.
Tyler comincia a fare sollevamenti delle gambe e io scendo
a dire a Marla: la lisciva del tipo in scaglie. Le do un biglietto
da dieci dollari e la mia tessera dell'autobus. Mentre
Marla è ancora seduta al tavolo della cucina, io le sfilo
dalle dita la sigaretta ai chiodi di garofano. Facile facile.
Con un canovaccio le ripulisco le macchie rosso ruggine
sul braccio, dove le croste delle bruciature si sono crcpate
e hanno cominciato a sanguinare. Poi le infilo un piede
dopo l'altro nelle scarpe con i tacchi alti.
Marla mi guarda fare il mio pezzo da principe azzurro
con le sue scarpe e dice: «Sono entrata da me. Credevo
che in casa non ci fosse nessuno. Non c'è la serratura
sulla porta».
Io non dico niente.
«Sai, la scarpetta di vetro della nostra generazione è
il preservativo. Te la infili quando incontri uno sconosciuto.
Balli tutta notte, poi lo butti via. Il preservativo,
voglio dire. Non lo sconosciuto.»
Io non sto parlando con Marla. Può anche intromettersi
nei miei gruppi di sostegno e tra me e Tyler, ma
mai e poi mai sarà mia amica.
«È tutta mattina che ti aspetto qui.»
Sbocciano e sfioriscono i fiori
II vento porta farfalle o neve
Sordo è il sasso
Marla si alza dal tavolo e indossa un vestito blu senza
maniche di non so che stoffa lucida. Marla si pizzica
l'orlo della sottana e lo rigira per farmi vedere i punti
della cucitura all'interno. Non ha le mutande. E mi
strizza l'occhio.
«Volevo farti vedere il mio vestito» dice Marla «È un
vestito da damigella d'onore ed è tutto cucito a mano.
Ti piace? Era in vendita all'usato per un dollaro. Qualcuno
ha fatto tutti questi punti piccoli piccoli per un vestito
così orribilmente brutto» dice Marla. «Incredibile,
eh?»
La sottana è più lunga da una parte che dall'altra e il
girovita le orbita basso sui fianchi.
Prima di uscire per andare al negozio, Marla si solleva
la sottana con la punta delle dita e fa qualche passo
di danza intorno a me e al tavolo, fa volare il culo dentro
la sottana. Quello che ama, dice Marla, sono tutte le
cose che la gente adora e poi butta via un giorno o
un'ora dopo. Il modo in cui un albero di Natale è al
centro dell'attenzione e poi, dopo Natale, vedi tutti
quegli alberi di Natale morti con le striscioline di carta
stagnola ancora appese, gettati ai bordi della strada. Vedi
quegli alberi e pensi a tutti gli animali travolti dagli
automobilisti o alle vittime dei maniaci sessuali con le
mutande infilate alla rovescia e le braccia legate con nastro
adesivo nero da elettricista.
Io voglio solo che se ne vada.
«Il posto dove andare è al centro di raccolta degli animali
» dice Marla. «Dove ci sono tutti quegli animali, i
cagnolini e i mici che la gente ha tanto amato e ha buttato
via, anche gli animali vecchi, che ballano e spiccano
salti per attirare la tua attenzione perché dopo tre
giorni gli danno un'overdose di fenobarbital e poi via
nel grosso forno.
«Il grande sonno, stile "Valle dei Cani".
«Dove anche se qualcuno ti vuole abbastanza bene
da salvarti la vita, ti castrano lo stesso.» Marla mi guarda
come se fossi io quello che se la sbatte e chiede:
«Non posso spuntarla con te, vero?».
Marla esce dalla porta sul retro cantando quella canzone,
Valley of thè Dolls, roba da farti accapponare la
pelle.
Io la guardo andar via.
Ci sono uno, due, tre momenti di silenzio prima che
tutta Marla sia uscita dalla stanza.
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