lunedì 18 agosto 2008

figth club - 07 casa




Quello della sicurezza me l'ha spiegata bene.
Gli addetti ai bagagli possono ignorare una valigia
ticchettante. Quello della sicurezza, lui chiamava gli
addetti ai bagagli Lanciatori. Le bombe moderne non
ticchettano. Ma una valigia che vibra, gli addetti ai bagagli,
i Lanciatori, ecco che devono chiamare la polizia.
Com'è che sono finito a vivere con Tyler è per via di
questa politica adottata da quasi tutte le compagnie aeree
sui bagagli che vibrano.
Nel mio viaggio di ritorno da Dulles avevo tutto
quanto in quella sola borsa. Quando viaggi parecchio
impari a imbagagliare ogni volta la stessa roba. Sei camicie
bianche. Due calzoni neri. Il minimissimo indispensabile
alla sopravvivenza.
Sveglietta da viaggio.
Rasoio elettrico a batterie ricaricabili.
Spazzolino da denti.
Sei paia di mutande.
Sei paia di calze nere.
Salta fuori, alla partenza da Dulles, che la mia valigia
vibrava, secondo quello della sicurezza, così la polizia
l'ha tirata giù. C'era tutto in quella borsa. Il nécessaire
per le mie lenti a contatto. Una cravatta rossa a
strisce blu. Una cravatta blu a strisce rosse. Queste sono
righe regimental, non righe da club. E una camicia
tutta rossa.
Una volta tenevo una lista di tutte queste cose appesa
alla porta della mia stanza, a casa.
Casa mia era un appartamento al quindicesimo piano
di un grattacielo, una sorta di archivio per vedove e
giovani professionisti. Il pieghevole promozionale garantiva
due spanne di cemento tra me e qualunque stereo
o televisore a tutto volume al di là dei miei pavimenti,
soffitti e muri. Due spanne di cemento e aria
condizionata, cosicché non potevi aprire le finestre, e
con tanto di parquet d'acero e interruttori a intensità
variabile, fino all'ultimo centimetro cubo a tenuta d'aria
puzzava dell'ultimo pasto che ti eri cucinato o dell'ultima
andata al bagno.
Sì, e c'erano piani in massello e faretti incassati a basso
voltaggio.
Comunque due spanne di cemento sono importanti
quando la tua vicina di casa lascia scaricare le batterie del
suo apparecchio acustico e deve mettere al massimo il
volume del televisore per seguire i suoi giochi a premi. O
quando una vulcanica fiammata di gas incandescente
piena dei detriti che una volta erano il tuo arredamento e
i tuoi effetti personali esplode dalle vetrate di casa tua lasciando
il tuo miniappartamento, solo il tuo, ridotto a
uno squarcio annerito nella facciata del grattacielo.
Tutto, incluso il tuo servizio di piatti di vetro verdi
soffiati a mano con tutte quelle bollicine piccole piccole
e le imperfezioni, i granellini di sabbia, a riprova d'essere
l'opera degli onesti, semplici, infaticabili artigiani
indigeni di chissà dove, be', tutti questi piatti sbriciolati
dall'esplosione. Immaginatevi le tende delle vetrate che
volano fuori a consumarsi nel fuoco spinto dal vento
caldo.
Quindici piani al di sopra della città e questa roba
che scende come lava, cenere e lapilli a spargersi su tutte
le macchine parcheggiate.
Io, mentre me ne volo a ovest, addormentato a Mach
0,83 o 455 miglia orarie, velocità relativa, con gli artificieri
dell'Fbi che esaminano la mia valigia su una pista
deserta a Dulles. Nove volte su dieci, dice quello della
sicurezza, la vibrazione è un rasoio elettrico. Questo è il
mio rasoio elettrico a batterie ricaricabili. Un'altra volta
è un dildo a vibrare.
Questo me lo ha detto il tizio della sicurezza. Questo
è stato alla mia destinazione, senza la valigia,
quando stavo per prendere un taxi e tornare a casa a
trovare le mie lenzuola di flanella a brandelli sul marciapiede.
Si immagini, dice quello della sicurezza, di andare a
raccontare a una passeggera all'arrivo che il suo bagaglio
è rimasto sulla East Coast per via di un dildo. E
certe volte capita con i passeggeri maschi. È politica
della compagnia aerea non entrare nel merito specifico
della proprietà nel caso di un dildo. Si usa l'articolo indefinito.
Un dildo.
Mai il suo dildo.
Che a nessuno scappi mai di dire che la signora è venuta
a bordo con un dildo.
Un dildo è entrato in funzione dando origine a una
situazione di emergenza che ha richiesto lo scarico del
suo bagaglio.
Pioveva a Stapleton quando mi sono svegliato per la
mia coincidenza.
Pioveva quando mi sono svegliato al momento delratterraggio
a casa.
Un annuncio ci ha invitati a cogliere l'occasione per
controllare nei pressi del nostro posto a sedere di non
aver dimenticato qualcuno degli effetti personali. Poi
l'annuncio ha fatto il mio nome. Ero gentilmente pregato
di parlare con un rappresentante della compagnia
aerea che mi attendeva al cancello.
Ho portato indietro il mio orologio di tre ore ed era
ancora mezzanotte passata.
C'era il rappresentante della compagnia aerea al cancello
e c'era quello della sicurezza a dirmi, ah, il suo rasoio
elettrico ha bloccato il suo bagaglio a Dulles. Quello
della sicurezza chiamava gli addetti ai bagagli Lanciateri.
Poi li ha chiamati Rampanti. Per farmi sapere
che sarebbe potuta andare anche peggio, mi ha detto
che almeno non era un dildo. Poi, forse perché io sono
maschio e lui è maschio ed è l'una di notte, magari per
farmi ridere, mi ha detto che quelli del mestiere chiamano
le assistenti di volo Cameriere Spaziali. O Materassi
ad Aria. Dava l'impressione di indossare una divisa
da pilota, camicia bianca con piccole spalline e cravatta
blu. Il mio bagaglio era a posto, ha detto, e sarebbe
arrivato il giorno dopo.
L'uomo della sicurezza mi ha chiesto nome e indirizzo
e recapito telefonico, poi mi ha chiesto che differenza
c'è tra un preservativo e un aereo.
«In un preservativo ci entra una sola testa di cazzo»
ha detto.
Ho preso un taxi per tornare a casa usando i miei ultimi
dieci dollari.
Anche la polizia aveva fatto un sacco di domande.
Il mio rasoio elettrico, che non era una bomba, era
ancora a tre fusi orari da me.
Qualcosa che era una bomba, una grossa bomba, aveva
distrutto i miei originali tavolini Njurunda a forma
di yin color verde ramarro e yang arancione, da incastrare
insieme per formare un cerchio. Ora erano un cumulo
di schegge.
Il mio salotto Haparanda con le fodere arancione, firmato
da Erika Pekkari, era un ammasso di immondizie.
E io non ero il solo schiavo del mio istinto di nidificazione.
Gente che conosco, che una volta andava a sedersi
in bagno con una rivista pornografica, adesso va a
sedersi in bagno con un catalogo dell'Ikea.
Abbiamo tutti la stessa poltrona Johanneshov con
lo stesso disegno Strinne a strisce verdi. La mia è precipitata
per quindici piani, bruciando, dentro una fontana.
Abbiamo tutti le stesse lampade Rislampa/Har costruite
con filo di ferro e carta ecologica, non sbiancata.
Le mie sono coriandoli.
Tutte quelle sedute in bagno.
Il servizio di posate Alle. Acciaio inossidabile. A prova
di lavastoviglie.
L'orologio Vild da anticamera, di acciaio zincato, oh,
non avevo potuto fame a meno.
La consolle a ripiani Klipsk, oh, sì.
Le cappelliere Hemlig. Sì.
Tutta roba che luccicava disseminata nella strada sotto
il mio grattacielo.
La mia parure coordinata Mommala. Disegnata da
Tomas Harila e disponibile in quanto segue:
Violetto.
Fucsia.
Cobalto.
Ebano.
Antracite.
Bianco latte o vinaccia.
Una vita intera per comprare questa roba.
I miei tavoli Kalix dallo smalto fine per le occasioni.
I miei tavoli da nido.
Compri mobili. Dici a te stesso, questo è il divano della
mia vita. Compri il divano, poi per un paio d'anni sei
soddisfatto al pensiero che, dovesse andare tutto storto,
almeno hai risolto il problema divano. Poi il giusto servizio
di piatti. Poi il letto perfetto. Le tende. Il tappeto.
Poi sei intrappolato nel tuo bel nido e le cose che una
volta possedevi, ora possiedono te.
Finché sono arrivato a casa dall'aeroporto.
Il portiere sbuca dalle ombre per dire che c'è stato un
incidente. La polizia è stata qui e ha fatto un sacco di
domande.
La polizia pensa che possa essere stato il gas. Forse si
è spenta la fiammella pilota oppure un fornello è rimasto
aperto e il gas è arrivato al soffitto, e il gas ha riempito
l'appartamento da cima a fondo, stanza dopo stanza.
Quando tutte le stanze sono state piene, è partito il
compressore in fondo al frigorifero.
Deflagrazione.
Le vetrate nei telai di alluminio sono esplose e via in
fiamme i divani e le lampade e i piatti e le lenzuola, via
gli annuari del liceo e i diplomi e il telefono. Tutto sparato
dal quindicesimo piano in una sorta di esplosione
solare.
Oh, non il mio frigorifero. Avevo collezionato ripiani
su ripiani di senapi, alcune macinate nel mortaio, alcune
in stile pub inglese. C'erano condimenti per insalata
senza grassi in quattordici sapori diversi e sette tipi di
capperi.
Lo so, lo so, una casa piena di condimenti e nessun cibo
vero.
Il portiere si è soffiato il naso e qualcosa è finito nel
suo fazzoletto con lo schiocco sano di una presa sicura
nel guantone del ricevitore.
Si poteva salire al quindicesimo piano, ha detto il
portiere, ma nessuno poteva entrare nell'appartamento.
Ordini della polizia. La polizia aveva chiesto se avevo
un'ex fidanzata che me l'aveva giurata tanto da far-
mi una cosa del genere o se mi ero procurato qualche
nemico che avesse accesso alla dinamite.
«Non valeva la pena salire» ha detto il portiere. «È rimasto
solo il guscio di cemento.»
La polizia non aveva escluso il dolo. Nessuno aveva
sentito odore di gas. Il portiere solleva un sopracciglio.
Questo passava il suo tempo a filare le cameriere e le
infermiere che lavoravano negli appartamenti grandi
dell'ultimo piano e aspettava seduto nelle poltrone dell'atrio
le loro discese in ascensore dopo il lavoro. Tre
anni che vivevo lì e tutte le sere trovavo il portiere seduto
a leggere i suoi Ellery Queen mentre io rigiravo
armi e bagagli per aprire la porta d'ingresso.
Il portiere solleva un sopracciglio e dice che certa
gente se ne parte per un lungo viaggio e lascia in casa
una candela, un cero lungo lungo, acceso, in mezzo a
una pozza di benzina. È gente con difficoltà economiche
a fare cose del genere. Gente che cerca un modo per
sgusciare da sotto.
Gli ho chiesto di lasciarmi usare il telefono dell'atrio.
«Un sacco di giovani cerca di far colpo sul mondo comprandosi
questo e quello» ha commentato il portiere.
10 ho chiamato Tyler.
11 telefono ha squillato nella casa che Tyler aveva in
affitto in Paper Street.
Oh, Tyler, ti prego, rispondi.
E il telefono squillava.
Il portiere mi si è affacciato sulla spalla e ha detto:
«Un sacco di giovani non sanno che cosa vogliono veramente».
Oh, Tyler, ti prego, salvami.
E il telefono squillava.
«I giovani credono di volere il mondo intero.»
Liberami dai mobili svedesi.
Liberami dall'artistico-funzionale.

0 commenti: