lunedì 18 agosto 2008
figth club - 04 marla singer
L'unica donna qui presente al Restare Uomini Insieme,
il gruppo di sostegno dei malati di cancro testicolare,
questa donna soccombe al peso di uno sconosciuto e
i suoi occhi s'incrociano con i miei.
Imbrogliona. Imbrogliona. Imbrogliona.
Capelli corti nero opaco, occhi grandi come quelli dei
cartoni animati giapponesi, magra come una garza, lattiginosa
nel suo vestito con un motivo di rose scure come
di tappezzeria, questa donna era anche nel mio
gruppo di sostegno ai tubercolotici di venerdì sera. Era
alla mia tavola rotonda sul melanoma di mercoledì sera.
Lunedì sera era al mio gruppo leucemici dei Fermi
Credenti. La scriminatura al centro dei capelli è una folgore
storta di cute bianca.
A vedere questi gruppi di sostegno, hanno tutti nomi
approssimativi e incoraggianti. Il mio gruppo della sera
del giovedì sui parassiti del sangue si chiama Liberi e
Puliti.
Il gruppo a cui partecipo sui parassiti del cervello si
chiama Al di Sopra e Oltre.
E la domenica pomeriggio al Restare Uomini Insieme
nello scantinato della Trinity Episcopal, questa donna è
qui di nuovo.
Peggio ancora, non riesco a piangere con lei che guarda.
Questa dovrebbe essere la mia parte preferita, ab-
bracciate a piangere senza speranza con Big Bob. Lavoriamo
tutti sodo tutto il tempo. Questo è l'unico posto
dove riesco veramente a lasciarmi andare.
Questa è la mia vacanza.
Sono stato al mio primo gruppo di sostegno due anni
fa dopo che ero tornato dal mio medico per l'insonnia.
Tre settimane senza dormire. Tre settimane senza
sonno e tutto diventa un'esperienza extracorporea. Il
mio dottore ha detto: «L'insonnia è solo il sintomo di
qualcosa di più importante. Scopri che cos'è che non
funziona davvero. Ascolta il tuo corpo».
Io volevo solo dormire. Volevo piccole capsuline blu
di Amytal Sodium, quelle da duecento milligrammi.
Volevo quei piccoli proiettili rossi e blu di Tuinal, Seconal
color rosso rossetto.
Il mio dottore mi ha detto di masticare radici di valeriana
e fare più moto. Prima o poi mi sarei addormentato.
Dal modo da vecchio frutto ammaccato in cui mi era
cascata la faccia mi avresti dato per morto.
Il mio dottore ha detto che se volevo vedere dolore
vero dovevo fare un salto alla First Eucharist il martedì
sera. Dare un'occhiata ai parassiti cerebrali. Dare un'occhiata
alle malattie degenerative delle ossa. Alle disfunzioni
organiche del cervello. Dare un'occhiata a come
tirano avanti i malati di cancro.
Allora ci sono andato.
Al primo gruppo dove sono andato, ci sono state le
presentazioni. Questa è Alice, questa è Brenda, questo è
Dover. Tutti sorridono con quell'invisibile pistola puntata
alla testa. Io non do mai il mio vero nome ai gruppi
di sostegno.
Quello scheletrino di donna che si chiama Chloe,
quella con il fondo dei calzoni che le pende mogio e
vuoto, Chloe mi dice che la cosa peggiore dei suoi parassiti
cerebrali è che nessuno vuole fare sesso con lei.
Era così vicina alla morte che la sua assicurazione le
aveva saldato la polizza sulla vita con settantacinquemila
dollari e tutto quello che voleva era una sbattuta
per un'ultima volta. Niente effusioni, solo sesso.
Che cosa dice un uomo? Che cosa si può dire, cioè.
Tutta questa agonia era cominciata con Chloe un po'
stanca e adesso Chloe era troppo annoiata per sottoporsi
alla terapia. Film pornografici, aveva film pornografici
a casa.
Durante la Rivoluzione francese, mi ha raccontato
Chloe, le donne chiuse in prigione, le duchesse, baronesse,
marchese, quello che erano, si scopavano qualsiasi
uomo montasse loro addosso. Chloe mi alitava sul
collo. Montami sopra. Sgancia, come dire. Scopare fa
passare il tempo.
La petite mort, la chiamavano i francesi.
Chloe aveva film pornografici, se ero interessato.
Amilnitrito. Lubrificanti.
Di norma avrei avuto un'erezione. La nostra Chloe
però è uno scheletro immerso in cera gialla.
Con Chloe conciata così, io non sono niente. Meno di
niente. Eppure Chloe mi spinge spalla contro spalla
quando ci sediamo in circolo sul tappeto. Chiudiamo
gli occhi. Toccava a Chloe condurci in meditazione guidata
e lei ci ha trasportati nel giardino della serenità.
Chloe ci ha guidati su per la china al palazzo delle sette
porte. Dentro il palazzo c'erano le sette porte, la porta
verde, la porta gialla, la porta arancione, e Chloe ci ha
guidati all'apertura di ciascuna, la porta blu, la porta
rossa, la porta bianca, a trovare che cosa c'era dentro.
Con gli occhi chiusi abbiamo immaginato il nostro
dolore come una sfera di luce bianca risanatrice che ci
avvolgeva i piedi e saliva alle ginocchia, alla vita, al
petto. L'aprirsi dei nostri chakra. Il chakra del cuore. Il
chakra della testa. Chloe ci ha guidati in grotte dove abbiamo
incontrato l'animale della nostra forza. Il mio era
un pinguino.
C'era ghiaccio a coprire il fondo della grotta e il pinguino
ha detto: scivola. Senza alcuno sforzo abbiamo
scivolato per tunnel e gallerie.
Poi è stato il momento di abbracciarsi.
Apri gli occhi.
Questo era il contatto fisico terapeutico, ha detto lei.
Tutti dovevamo sceglierci un partner. Chloe mi si è buttata
intorno alla testa a piangere. Aveva lingerie senza
spalline a casa e piangeva. Chloe aveva unguenti e manette
e piangeva mentre io guardavo la lancetta dei secondi
del mio orologio compiere undici giri.
Così io non ho pianto al mio primo gruppo di sostegno,
due anni fa. Non ho pianto nemmeno al mio secondo
o al mio terzo gruppo di sostegno. Non ho pianto
al gruppo dei parassiti del sangue o dei tumori
viscerali o della demenza organica cerebrale.
È così che va con l'insonnia. Tutto è così lontano, una
copia di una copia di una copia. L'insonnia ti distanzia
da ogni cosa, tu non puoi toccare niente e niente può
toccare te.
Poi c'è stato Bob. La prima volta che sono andato da
quelli del cancro testicolare, Bob l'alce buono, Bob il
mollaccione, mi si è sciolto addosso in lacrime al Restare
Uomini Insieme. Quando è stato il momento di abbracciarsi,
l'alce buono ha attraversato la stanza da una
parte all'altra, con le braccia lungo i fianchi, le spalle arrotondate.
La sua bazza da alce contro il petto, gli occhi
già strizzati di lacrime. Strisciando i piedi, a passi invisibili
con le ginocchia unite, Bob è scivolato per lo scantinato
ed è venuto a issarsi su di me.
Bob mi si è sfrittellato addosso.
Le grosse braccia di Bob mi hanno cinto.
Big Bob era un dopato, mi ha detto. Giorni e giorni a
impasticcarsi di Dianabol e poi quello steroide da cavalli,
il Wistrol. Una palestra sua, Big Bob era padrone
di una palestra. Era stato sposato tre volte. Aveva fatto
promozioni di vendite e magari lo avevo visto in tv, o
no? Il programma su come aumentare il volume del
proprio torace era praticamente un'invenzione sua.
Gli sconosciuti con questo tipo di sincerità mi disossano,
se m'intendete.
Bob non m'intendeva. Forse gli era sceso solo uno dei
suoi huevos e sapeva che questo era un fattore di rischio.
Bob mi ha raccontato della terapia ormonale postoperatoria.
Un sacco di body builder che esagerano con il testosterone
si fanno crescere quelle che chiamano zinne.
Ho dovuto chiedergli che cosa voleva dire con huevos.
Huevos, ha detto Bob. Gonadi. Marroni. Gioielli. Attributi.
Palle. In Messico, dove vai a comprare gli steroidi,
le chiamano "uova".
Divorzio, divorzio, divorzio, ha detto Bob e mi ha
mostrato la foto che teneva nel portafogli dove c'era lui
enorme e a prima vista nudo, in posa a qualche concorso.
È un modo stupido di vivere, ha detto Bob, ma
quando sei pompato e rasato sulla pedana, con lo strato
di grasso corporeo ridotto al due per cento e i diuretici
che al tocco ti fanno sentire freddo e duro come granito,
sei accecato dalle luci e assordato dal sottofondo musicale
finché i giudici ordinano: «Estendi il quadricipite
destro, fletti e resta così».
«Estendi il braccio sinistro, fletti il bicipite e resta così.»
È meglio della vita vera.
Sulla corsia di sorpasso, ha detto Bob, verso il cancro.
Poi la bancarotta. Aveva due figli grandi che non rispondevano
alle sue chiamate.
Secondo il dottore la cura per le zinne era di tagliare
sotto i pettorali e drenare tutti gli eventuali liquidi.
Questo è quanto ricordo perché poi Bob mi si è chiuso
tutto attorno con le braccia e la sua testa mi si è ripiegata
sopra a coprirmi. Poi mi sono perso dentro l'oblio,
buio e silenzioso e assoluto, e quando finalmente mi sono
allontanato dal suo petto molle, la sua maglietta era
una maschera bagnata dell'espressione che assumo
quando piango.
Questo è stato due anni fa, la mia prima sera con i
Restare Uomini Insieme.
A quasi tutte le riunioni dopo quella Big Bob mi ha
fatto piangere.
Non sono mai tornato dal medico. Non ho mai masticato
radice di valeriana.
Questa era libertà. Perdere ogni speranza era la libertà.
Se non dicevo niente, la gente del gruppo presumeva
il peggio. Piangevano più forte. Piangevo più forte
anch'io. Alzi lo sguardo alle stelle e via.
Tornando a casa a piedi dopo un gruppo di sostegno
mi sentivo più vivo che mai. Io non ero l'ospite di cancro
o parassiti del sangue; io ero il piccolo centro caldo
intorno al quale si aggrappolava la vita del mondo.
E dormivo. Così bene non dormono nemmeno i neonati.
Tutte le sere morivo e tutte le sere nascevo.
Risorto.
Fino a questa sera, due anni di successi fino a questa
sera, perché non posso piangere con questa donna che
mi guarda. Perché non posso toccare il fondo, non posso
essere redento. Mi morsico l'interno della bocca a tal
punto che la mia lingua crede di avere una tappezzeria
ruvida. Sono quattro giorni che non dormo.
Con lei che mi guarda, io sono un bugiardo. Lei è
un'imbrogliona. La bugiarda è lei. Alle presentazioni
questa sera ci siamo presentati: io sono Bob, io sono
Paul, io sono Terry, io sono David.
Io non do mai il mio vero nome.
«Questo è cancro, giusto?» ha chiesto.
Poi ha detto: «Be', ciao, io sono Marla Singer».
Nessuno ha mai detto a Marla che tipo di cancro. Poi
ci siamo dati tutti da fare a coccolare il nostro bimbo interiore.
L'uomo piange ancora sul suo collo.
Io guardo Marla tra l'una e l'altra tetta tremolante di
Bob.
Per Marla io sono un impostore. Dalla seconda volta
che l'ho vista non dormo più. Comunque il primo imbroglione
sono stato io, a meno che tutta questa gente
non faccia finta con le loro lesioni e le loro tossi e i loro
tumori, persine Big Bob, l'alce buono. Il mollaccione.
Guarda quei capelli scolpiti che ha.
Ora Marla alza gli occhi.
In questo preciso momento la menzogna di Marla riflette
la mia menzogna e io non vedo altro che menzogne.
Nel mezzo di tutta la loro verità. Tutti che si stringono e
arrischiano a condividere la loro paura peggiore, che la
morte gli stia piombando addosso e che abbiano una canna
di pistola premuta contro il collo. Be', Marla alza gli
occhi al soffitto e io sono qui sepolto sotto un tappeto singhiozzante
e tutt'a un tratto persino la morte e l'agonia
scendono al rango di contorno senza importanza.
«Bob» dico, «mi schiacci.» Cerco di bisbigliare, poi
non lo faccio. «Bob.» Cerco di tenere la voce bassa, ma
sto gridando. «Bob, devo andare al cesso.»
C'è uno specchio appeso sopra il lavabo in bagno. Se
lo schema regge, vedrò Marla Singer all'Ai di Sopra e
Oltre, il gruppo delle disfunzioni cerebrali. Marla sarà
là. Certo che Marla sarà là e quello che farò io sarà sedermi
accanto a lei. E dopo le presentazioni e la meditazione
guidata, le sette porte del palazzo, la sfera di luce
bianca guaritrice, dopo che avremo aperto i nostri
chakra, quando sarà il momento di abbracciarsi, afferrerò
quella troietta.
Le sue braccia strette strette contro i suoi fianchi e le
mie labbra schiacciate contro il suo orecchio, dirò: Marla,
imposterà che non sei altro, vattene.
Questa è la sola cosa autentica della mia vita e tu la
stai mandando in malora.
Turista che non sei altro.
La prossima volta che ci vediamo, le dirò: Marla, non
riesco a dormire con te qui. Ne ho bisogno. Vattene.
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