lunedì 18 agosto 2008

figth club - 02 progetto mayhem



Tyler mi trova un posto da cameriere, dopodiché c'è Tyler
che mi caccia una pistola in bocca e mi dice che il primo
passo per la vita eterna è che devi morire. Per molto
tempo però io e Tyler siamo stati culo e camicia. La gente
sempre a chiedermi se sapevo o no di Tyler Durden.
Con la canna della pistola schiacciata in fondo alla
gola Tyler dice: «Non moriremo sul serio».
Con la lingua sento i fori del silenziatore che abbiamo
praticato nella canna della pistola. Il grosso del rumore
di uno sparo è quello dei gas in espansione, poi
c'è il piccolo bang ultrasonico che fa il proiettile per la
grande velocità a cui viaggia. Per costruire un silenziatore
basta aprire fori nella canna della pistola, un sacco
di fori. Così il gas può uscire e il proiettile viene rallentato
al di sotto della velocità del suono.
Sbagli a fare i fori e la pistola ti esplode nella mano.
«Questa non è una morte vera» dice Tyler. «Saremo
leggenda. Non invecchieremo.»
Con la lingua mi sposto la canna nella guancia e gli
dico, Tyler, tu stai pensando ai vampiri.
Il palazzo in cima al quale siamo adesso, tra dieci minuti
non ci sarà più. Prendi fumante acido nitrico concentrato
al novantotto per cento e lo aggiungi a un
quantitativo triplo di acido solforico. Questo lo fai nel
ghiaccio. Poi ci aggiungi glicerina goccia a goccia con
un contagocce. Ottieni nitroglicerina.
Io lo so perché lo sa Tyler.
Mescoli segatura alla nitro e ottieni un bell'esplosivo
plastico. Molta gente ci mescola cotone e ci aggiunge
sali inglesi come solfato. Funziona anche così. Certa
gente mette la paraffina nella nitro. Con me la paraffina
non ha mai e poi mai funzionato.
Dunque Tyler e io siamo sul Parker-Morris Building,
io con la pistola ficcata in bocca, e sentiamo uno scroscio
di vetri. Guardiamo giù. È una giornata nuvolosa,
anche quassù. Questo è l'edificio più alto del mondo e
quassù il vento è sempre freddo. C'è un silenzio così
grande quassù, che la sensazione che hai è di essere
una di quelle scimmie spaziali. Fai quel po' di lavoro
per cui sei addestrato.
Tiri una leva.
Schiacci un bottone.
Non ci capisci niente e a un certo punto muori e basta.
Dal centonovantunesimo piano guardi giù dal tetto e
la strada che c'è sotto è una rugosa moquette di gente,
tutti in piedi, tutti a guardar su. Il vetro rotto è quello di
una finestra subito sotto di noi. Una finestra esplode
nel lato dell'edificio e salta fuori uno schedario grosso
come un frigorifero nero, subito sotto di noi un classificatore
a sei cassetti precipita per la facciata dritta del
palazzo, e precipita ruotando piano piano, e precipita
rimpicciolendo, e precipita scomparendo nella folla assembrata.
Chissà dove nei centonovantun piani sotto di noi le
scimmie spaziali del Comitato Scherzi del Progetto
Caos stanno dando fuori di matto e distruggono ogni
straccio di storia.
Il vecchio detto, secondo il quale si uccide sempre chi
si ama, be', guarda, funziona in tutt'e due i sensi.
Con una pistola in bocca e la canna della pistola tra i
denti puoi solo parlare a vocali.
Siamo entrati nei nostri ultimi dieci minuti.
Parte un'altra finestra e c'è una sventagliata di vetri,
stile stormo di piccioni scintillanti, poi centimetro per
centimetro dal fianco del palazzo sbuca una scrivania
di legno scuro spinta dal Comitato Scherzi finché s'inclina
e scivola e si capovolge in un magico oggetto volante
perso nella folla.
Fra nove minuti il Parker-Morris Building non ci sarà
più. Se hai abbastanza gelatina esplosiva e la spalmi
ben bene sui pilastri delle fondamenta di una costruzione,
puoi tirar giù qualsiasi palazzo al mondo. Devi
comprimerla bene e compattarla con sacchetti di sabbia
perché la deflagrazione vada contro il pilastro e non
tutt'attorno nel vuoto della rimessa sotterranea.
Questa roba pratica non la trovi nei libri di storia.
I tre modi per fabbricare napalm: uno, mescoli in parti
uguali benzina e concentrato di succo d'arancia surgelato.
Due, mescoli in partì uguali benzina e Diet Cola.
Tre, sciogli nella benzina ghiaia da lettiera per gatti fino
a ottenere un composto denso.
Chiedetemi come fabbricare gas nervino. Oh, tutte
quelle pazzesche autobombe.
Nove minuti.
II Parker-Morris Building andrà giù, tutti i suoi centonovantun
piani, adagio come un albero che cade nella
foresta. Legna. Puoi buttar giù quello che vuoi. Fa effetto
pensare che il posto dove stiamo sarà solo un
punto nel cielo.
Io e Tyler sul ciglio del tetto, io con la pistola in bocca,
mi domando quant'è pulita, questa pistola.
Ci dimentichiamo completamente tutta quanta questa
pensata dell'omicidio-suicidio di Tyler mentre guardiamo
un altro schedario scivolare dal lato del palazzo
e i cassetti che si aprono nel vuoto, risme di carta bianca
prese dalla corrente ascensionale e portate via nel
vento.
Otto minuti.
Poi il fumo, fumo che comincia dalle finestre sfondate.
La squadra demolizioni farà partire la carica primaria
fra otto minuti circa. La carica primaria farà saltare
la carica di base, i pilastri delle fondamenta si sgretoleranno
e le sequenze fotografiche del Parker-Morris
Building finiranno in tutti i libri di storia.
La serie fotografica di cinque immagini intervallate.
Ecco qui il palazzo in piedi. Seconda foto, il palazzo ha
un angolo di ottanta gradi. Poi settanta gradi. Il palazzo
ha un angolo di quarantacinque gradi nella quarta
foto dove lo scheletro comincia a mollare e la torre s'inarca
leggermente. Nell'ultima foto la torre, con tutti i
suoi centonovantuno piani, piomberà sul museo nazionale
che è il vero bersaglio di Tyler.
«Questo è il nostro mondo, adesso, il nostro mondo»
dice Tyler, «e quella gente antica è morta.»
Se sapessi come va a finire questa storia, sarei più che
felice di essere già morto e in Paradiso.
Sette minuti.
In cima al Parker-Morris Building con la pistola di
Tyler in bocca. Mentre scrivanie e schedali e computer
piovono come meteore sulla folla intorno all'edificio e
colonne di fumo si alzano dalle finestre sfondate e tre
strade più in là la squadra di demolizione sta cronometrando,
tutto questo lo so: la pistola, l'anarchia, l'esplosione,
in realtà è come dire Marla Singer.
Sei minuti.
Qui c'è in ballo una sorta di triangolo. Io voglio Tyler.
Tyler vuole Marla. Marla vuole me.
Io non voglio Marla e Tyler non mi vuole per le palle,
non più. Qui non si tratta di amore come in tenerci. Qui
si tratta di proprietà come in possedere.
Senza Marla, Tyler non avrebbe niente.
Cinque minuti.
Forse diventeremo leggenda, forse no. No, dico io,
ma aspetta.
Che cosa sarebbe Gesù se nessuno avesse scritto i
Vangeli?
Quattro minuti.
Sposto con la lingua la canna nella guancia e gli dico,
se hai voglia di essere una leggenda, Tyler, ci penso io a
farti diventare leggenda. Io c'ero dal principio. Senza la
pistola di Tyler in bocca.
Ricordo tutto.
Tre minuti.

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